Prima l’annuncio choc. Poi la smentita. Ed infine la conferma. Philip Seymour Hoffman è morto, tuona il Wall Street Journal, lasciando senza fiato Hollywood e il mondo intero. L’attore Premio Oscar è stato trovato senza vita nel suo appartamento di New York, al 35 di Bethune Street di Manhattan. Secondo quanto riportato dal New York Post il divo sarebbe morto per overdose, con un laccio emostatico ed un ago nel braccio. A chiamare il 911 alle 11 del mattino lo sceneggiatore David Katz, con cui stava collaborando da settimane. Se inizialmente sembrava che la notizia fosse una clamorosa bufala, con il passare dei minuti ha preso sempre più piede, trovando purtroppo conferma.

Hoffman aveva in passato lottato contro la tossicodipendenza, finendo in rehab poco più di un anno fa per abuso di eroina. Visto in sala a fine 2013 con Hunger Games: La ragazza di fuoco, a breve sarebbe dovuto tornare dietro la macchina da presa in qualità di regista con Ezekiel Moss, dopo aver seminato perle recitative in 20 anni di straordinaria carriera, come ricordato dai nostri cugini di Cineblog.

Nel 2005 la più che meritata incoronazione con Truman Capote – A sangue freddo, titolo che gli fece vincere qualsiasi premio cinematografico conosciuto al mondo, Premio Oscar compreso. Nel passato sentimentale una sola grande donna, la costumista Mimi O’Donnell, incontrata nel 1999 sul set dell’opera teatrale We’d All Be Kings, da lui diretta. Nacque un amore, a cui seguirono 3 figli: Cooper Alexander (2003), Tallulah (2006), Willa (2008).

Volto leggendario del cinema indipendente americano degli anni 90, Hoffman ci ha lasciato prove d’attore mastodontiche, che l’avevano giustamente portato al pari dei più grandi della propria generazione. Se non il più grande di tutti. Film come Boogie Nights, Happiness – Felicità, Magnolia, Quasi famosi, La 25ª ora, Onora il padre e la madre, Il dubbio, fino a quel The Master che lo vide collezionare la 4° nomination di una clamorosa carriera. Fatta di applausi e fantasmi, con quel mostro chiamato droga che per troppi anni Philip ha disperatamente cercato di sconfiggere. Per poi arrendersi, definitivamente, in una fredda e triste domenica di febbraio. Ciao Philip.

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