E’ stata una vera e propria intervista fiume quella rilasciata da Loredana Bertè a Barbara d’Urso durante la puntata odierna di Domenica Live. La cantante, dopo essersi fatta degli spruzzi di propoli in diretta per scaldarsi la voce, ha cantato sì, ma soprattutto ha parlato molto di sé ribadendo ciò che aveva già affermato qualche domenica fa in un servizio a lei dedicato da Lucignolo 2.0: “Ho litigato con la vita quando è morta Mimì“. Ma prima di parlare della sorella, ha iniziato a raccontare della sua difficile situazione famigliare. Difficile fin da subito:

Io e Mimì pensavamo di essere state adottate e invidiavamo gli orfani perché loro una famiglia se la potevano scegliere, noi no. Papà l’ho visto solo ai funerali, non lo conosco abbastanza per poterlo giudicare. Quando avevo cinque anni se n’è andato di casa, non ho mai saputo perché ci ha lasciato, so solo che abbiamo brindato.

E poi il discorso si è spostato sulla sorella, Mia Martini, scomparsa ormai quasi venti anni orsono:

Dicono che il tempo cancella il dolore, ma non è vero: Mimì se n’è andata nel 1995 e per me è come se fosse successo ieri. Lei mi aveva regalato un telefonino, quella notte suonò in modo davvero insistente ma io non risposi: avevo dato buca a un concerto e credevo fossero gli organizzatori con cui non avevo voglia di parlare. Neanche oggi ho un telefonino né lo voglio avere: ho perso la telefonata della vita, cosa me ne frega a me di avere un telefono o i social network?

Da qui, le parole di Loredana lasciano spazio ai rimpianti:

Avrei potuto fare due o tre viaggi di meno e provare a capirla di più. Quello che è successo quella sera non si sa ancora, mi dissero che è morta per un infarto. Io me la porto sempre dentro: Dio dov’era quando è successo? Sono rimasta sola, ora io sono tutta la famiglia che ho. Renato Zero è venuto da me poco dopo la morte di Mimì, eravamo sul divano e mi ha chiesto di cantare insieme i Migliori anni, ma io gli ho risposto: “Sono in lutto”. Da lì mi sono chiusa in casa tre anni, li ho passati da sola a guardare il soffitto, mi sono isolata. Adesso sono sola, davvero sola.

La chiacchierata si fa meno tesa quando la Berté parla del posto in cui vive ora:

In casa non ho mobili e non ho nemmeno un armadio dove posso chiudermi dentro per cantare come facevo in passato. Non ce l’ho perché l’ho pagato ma non me l’hanno portato, così come le tende: ne ho solo una per prova. Penso che abbia cambiato lavoro quel tizio. Quello dell’aria condizionata l’ho pagato tre volte e niente, alla fine è arrivata. Il letto ce l’ho, quello non si tocca.

In casa ci sarebbe spazio per i mobili, quindi, ma nel suo cuore non ce n’è per una nuova relazione sentimentale:

Fidanzati? Ho già dato. E poi non ci sono più gli uomini di una volta. Per trovarne uno intelligente bisognerebbe andare con 10 o 15 uomini mediocri, quindi evito anche perché per qualche anno da questo punto di vista sono stato viziata parecchio bene. Comunque non posso nemmeno divorziare perché non lo trovano più Borg, mi deve un sacco di soldi, per questo è scappato. Mandava a prendere la mia estetista col jet privato per portarla a Stoccolma da me. Io gli dicevo: “Ma non ce ne sono proprio di estetiste qui?” “Sì, ma parlano”. Ma parlano di che?

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