Fabrizio Corona fa parlare di sè anche ora che è dietro le sbarre, complice l’uscita del suo libro autobiografico Mea culpa, che racconta non solo la sua vita dall’arresto in poi, ma anche quella precedente, quando era un uomo libero e pieno di problemi. Lo racconta questa settimana anche in un’intervista esclusiva a Vanity Fair, da domani 22 gennaio in edicola, iniziando dallo stesso punto da cui parte il libro, la fuga in Portogallo dopo la condanna definitiva:

«No [non lo rifarei]. Ho perso la fiducia dei magistrati e la mia credibilità. Anche se il mio non è stato un vero tentativo di evasione. Come si può pensare di fuggire a bordo di una 500 con 300 euro in tasca, rinunciando a tutto, mio figlio, il mio ufficio, la mia famiglia?».

L’ex re dei paparazzi rivela di sentirsi paradossalmente più libero ora che è in carcere, di quanto lo fosse fuori. E forse l’arresto lo ha salvato da se stesso:

«Sì. Sono riuscito a fermarmi, ad avere il tempo di riflettere. Non voglio sembrare drammatico, ma se non fossi finito in prigione, sarei potuto morire. Ero ossessionato dal successo, dai soldi. Dovevo avere le donne più belle, il fisico più scolpito, il look più alla moda. Volevo una vita perfetta e avevo il terrore di perdere tutto. E così mi ammazzavo di lavoro, incontri, appuntamenti, palestra. Il chirurgo mi aiutava a fermare il tempo, le sostanze chimiche mi davano una mano a reggere. Mi riempivo di pillole: pillole per allenarmi, per fare l’amore, per dormire».

Ora Corona è molto cambiato, anche fisicamente:

«Dopo un anno di carcere, mi guardo allo specchio e mi vedo diverso. Ho i capelli lunghi e ricci, la barba curata, ho perso molti denti, sono dimagrito, la mia faccia non ha più quel gonfiore chimico».

E ammette che a mancargli davvero, ora che è in cella, non è il sesso ma sono le emozioni:

«Ne ho fatto così tanto prima del mio arresto che quasi avevo la nausea. Quello che mi mancano solo le emozioni».

Il fatto che abbia accettato la detenzione non significa però che ritenga giusta la sua condanna, equiparandola a quella subita da Silvio Berlusconi per il caso Ruby (“Lo stesso giudice che mi ha condannato in primo grado a Milano nel processo di Vallettopoli ha condannato a 7 anni Silvio Berlusconi per il caso Ruby”):

«Trovo le sentenze nei confronti di Berlusconi assurde, come le condanne di Lele e di Nicole (rispettivamente, Mora e Minetti, ndr). Lo dico perché quel mondo e le donne che ci ruotavano intorno lo conosco molto bene. Per il resto, con Berlusconi mi accomuna solo una cosa: entrambi abbiamo esagerato con le accuse nei confronti della magistratura. Difendersi è giusto, ma bisogna sempre rispettare i ruoli e le regole. Altrimenti ne paghi le conseguenze: l’ho imparato molto bene».

La lezione gli sarà davvero servita? Sarà davvero così cambiato?

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