Katy Perry racconta la sua infanzia a Vanity Fair - Giugno 2011

Katy Perry racconta a Vanity Fair la sua infanzia

Fra Katy Perry e i suoi genitori non sempre corre buon sangue. L'avevamo capito già da tempo, quando la madre della cantante affermò di chinare la testa e pregare ogni qualvolta alla radio passasse una canzone della figlia (speriamo allora che non ne veda i video). Intervistata da Vanity Fair, Katy affronta per l'ennesima volta l'argomento, fra i preferiti dei giornalisti visto il netto contrasto fra l'esuberanza della sua carriera e la rigidità delle sue origini.

Penso che a volte, quando i bambini crescono, anche i genitori crescono. I miei sono cresciuti insieme a me. Coesistiamo. Io non provo più a cambiarli e non penso che loro stiano provando a cambiarmi. Siamo d'accordo sull'essere in disaccordo. Sono emozionati per il mio successo, sono felici che le cose stiano andando bene per i loro tre figli e che non siano drogati o in prigione.

I dissapori però rimangono. Katy ha improntato gran parte del suo successo su testi ammiccanti incorniciati da un'immagine sempre più sexy. Scelte professionali che risultano incomprensibili per i suoi genitori, severi (a quanto dice Katy) e religiosi (sono cristiano-evangelici).

Non ho avuto un'infanzia. Quando crescevo e vedevo Planned Parenthood [organizzazione che fornisce informazioni e servizi su tematiche prettamente sessuali], pensavo fosse considerata una clinica per gli aborti. Avevo sempre paura di essere bombardata quando ero là dentro. Non sapevo che fosse più di quanto pensassi, che fosse per le donne e per i lori bisogni. Non avevo un'assicurazione, quindi ci sono andata e mi hanno insegnato tutto sulla contraccezione.

Katy Perry racconta a Vanity Fair la sua infanzia
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