Riflessioni notturne di Emis Killa che rispedisce al mittente le accuse di essersi montato la testa per il successo arrivato grazie al rap. Il giovane interprete, consapevole che certi “ornamenti” facciano parte del look da bad boy di un rapper, non vuole passare, agli occhi dell’opinione pubblica come il classico figlio di papà ma come un ragazzo comune che, mattone dopo mattone, ha costruito un futuro più certo e roseo dal punto di vista economico:

A volte vengo giudicato “figlio di papà” perchè nei miei video o nelle mie foto sfoggio abiti griffati e gioielli da ogni parte del corpo, bene, sappiate che fino a 3 anni fa non potevo permettermi neanche di fare il biglietto della metro ogni giorni per quanti soldi giravano in casa mia, ora fortunatamente sto meglio da quel punto di vista e mi sono tolto altri sfizi, il mio non è uno schiaffo in faccia alla miseria ne uno sputare dove ho mangiato, vengo dalla povertà e c’è sempre la possibilità che ci torni prima o poi, purtroppo o per fortuna lavoro molto con la mia immagine e certi dettagli mi aiutano nel mio lavoro (intendo l’apparire ben vestito), di conseguenza tutto questo “pimparsi” fa parte del gioco e del mio mondo.

In tempi di crisi, Killa dimostra di stimare particolarmente chi lotta per tirare avanti con enormi sacrifici:

Stimo con tutto me stesso chi si alza ogni mattina alle 6:00 e va a farsi il mazzo (la prima è mia madre), ma questo non giustifica l’odio e la repressione che alcuni di voi mostrano nei miei confronti, chi mi conosce davvero sa da dove vengo e cosa ho passato negli anni precedenti, non fatevi abbagliare dall’apparenza e siate contenti che qualcuno, a volte, riesce a uscire da una brutta situazione con le proprie mani, senza metterla nel culo al prossimo.
Notte.

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