Niccolò Fabi parla per la prima volta del dolore per la perdita di sua figlia

niccolo fabi parla del dolore per la perdita di sua figlia

Smagrito, invecchiato, sofferente. Così mi è apparso Niccolò Fabi, vedendo la sua foto sul settimanale Grazia, in occasione di una delle sue prime interviste dopo la perdita di sua figlia Olivia, morta l'estate scorsa a soli due anni per una meningite fulminate. E non potrebbe essere altrimenti. Dicono infatti che la morte di un figlio sia un dolore insopportabile per qualsiasi genitore. Ma il cantautore ha saputo reagire fin da subito, tramutando il suo dolore in voglia di fare e organizzando poco dopo questa perdita un concerto, Parole di Lulù, per raccogliere fondi per la costruzione di un ospedale in Africa.

Da allora non aveva ancora parlato di quanto gli era capitato, ma oggi, in occasione della partenza del suo nuovo tour, è pronto a mettere a nudo i suoi sentimenti di padre ferito:

"Ho scoperto che il dolore non ha una connotazione positiva o negativa, è un'energia, una forza che ti permette di fare cose imprevedibili. La perdita di un figlio è il dolore più intenso che una persona possa vivere... Il dolore ti fa arrivare al limite, hai la sensazione di aver bucato la pelle... Sento dentro di me una forza incredibile, quasi invincibile. Credo mi venga dall'aver meno paura della morte. L'ho già vissuta, d'ora in poi so che non è solo separazione, ma anche un ricongiungimento. E quando si tocca quel livello, tutto il resto fa sorridere, per quanto importante. Se una paternità stravolge tutto, s'immagini cosa può fare una perdita."


Parole profonde, sentite, che solo chi ha toccato il fondo ed è risalito può comprendere appieno.

E in un'altra intervista, al settimanale Gioia, precisa:

"Penso che se c'era qualcuno a cui doveva capitare qualcosa di così devastante, è meglio sia capitato a me. ma non per merito, non per fare l'eroe, ma per caratteristiche che mi appartengono. Ho la grammatica del dolore, so parlare la lingua per affrontare quella cosa... Non ho mai voltato le spalle, facendo finta di nulla, al male. Ho sempre voluto capire perché e come quell'esperienza dolorosa mi potesse far crescere. Alla fine si cresce solo in mezzo all'impaccio. O alla tragedia."

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