A fine ottobre la notizia che Luca Barbareschi stava male e per questo avrebbe dovuto stare lontano dalle scene per almeno due mesi ha fatto temere il peggio. In realtà era stato lui stesso a tranquillizzare tutti con un comunicato in cui spiegava che non si trattava di nulla di incurabile, ma il periodo di riposo era dettato dalla necessità di sottoporsi a delle terapie per evitare conseguenze peggiori:

Non ho niente di incurabile, ma devo obbligatoriamente curarmi. Mi devo curare, sono andato avanti trascinandomi, trascurando i postumi della broncopolmonite avuta lo scorso anno non curata a dovere. Ora i medici mi hanno obbligato a fermarmi e io non posso fare diversamente… Il mio unico obiettivo è osservare le cure prescritte. Se così sarà entro la fine dell’anno la situazione potrebbe risolversi, altrimenti le conseguenze potrebbero per me essere molto gravi.

Se in quell’occasione Barbareschi spiegò di dover curare una broncopolmonite trascurata, oggi scopriamo che le cose sono in realtà un pochino più complicate. Lo racconta lui stesso al giornalista Roberto Alessi in un’intervista a DiPiù.

L’attore, regista e produttore spiega di essere alle prese con la cura per una epatita contratta a seguito di una intossicazione da farmaci. Tutto è però iniziato sette mesi fa, quando un’auto che non si è fermata al rosso di un semaforo lo ha travolto mentre lui era a bordo del suo scooter. Per lui quell’incidente – che gli ha provocato la rottura di otto costole della clavicola, un pneumotorace, una miocardite e una broncopolmonite da impatto – è stato l’inizio di un vero incubo.

Barbareschi, infatti, pur di continuare a manter fede ai suoi impegni lavorativi, si è imbottito di farmaci per poter stare in piedi:

Mi riempivo di farmaci, di codeina, per cui nel giro di breve tempo ho avuto una intossicazione di farmaci al fegato gravissima… I medici mi hanno detto che ero in piena epatite e non mi hanno dato possibilità di scelta: “Lei deve stare tranquillo fino a Natale, deve curarsi, sennò muore”.

E così è arrivata la decisione obbligata di prendersi alcuni mesi di riposo da dedicare alla cure, che ancora adesso Barbareschi sta portando avanti. Perchè non c’è niente che valga quanto la salute.

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