Conrad Murray ha affidato ai microfoni del Mail on Sunday le sue prime dichiarazioni dopo il rilascio di prigione avvenuto un mese fa. Com’era lecito immaginarsi, il medico responsabile dell’omicidio colposo di Michael Jackson ha ribadito la propria innocenza, sostenendo di non essere stato lui a somministrare a Jacko la dose letale di Propofol, il potente anestetico che ne provocò la morte 4 anni or sono.

Mi aveva detto che gliel’avevano prescritto alcuni medici in Germania. Io non ero d’accordo, ma Michael non era uomo a cui si potesse dire di no. Trovava sempre un modo. Gli somministrai il Propofol per 2 mesi e mezzo per fargli perdere il vizio a poco a poco, cosa che riuscì a fare 3 giorni prima della sua morte. Mi implorava di dargli il farmaco perché voleva dormire e non dover più pensare.

Stando alla versione raccontata da Murray al tabloid britannico, Michael avrebbe avuto una scorta secreta di Propofol, a cui sarebbe incautamente ricorso il giorno della sua morte. Ma sono i dettagli del rapporto molto stretto instauratosi fra medico e pop-star ad aver attirato la nostra attenzione.

Gli chiesi perché indossasse sempre delle calze. Mi fece vedere i suoi piedi. Erano terribili. I funghi avevano penetrato la pelle, i calli erano arrivati fino all’osso. Soffriva tantissimo.

E volete sapere perché Jackson indossava sempre pantaloni scuri?

Dopo che andava al bagno sgocciolava per ore. Volete sapere quanto eravamo vicini? Gli tenevo il pene tutte le sere. Gli mettevo un catetere vescicale perché perdeva urina. Aveva perso la sensibilità ed era incontinente.

Va bene che il celebre paziente adesso non c’è più, ma il dottor Murray pensa veramente che spifferare tutti i guai medici di Michael Jackson possa aiutarlo a dimostrare la propria innocenza?

Via | Daily Mail

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