Si complica il mistero dietro la prematura scomparsa di Brittany Murphy. La scorsa settimana Angelo Bertolotti, padre dell’attrice, era riusciuto a riportare al centro dell’attenzione dei media la morte della figlia, avanzando l’ipotesi che Brittany fosse stata avvelenata.

Dopo una lunga battaglia burocratica, il padre della star era riuscito ad ottenere il permesso per sottoporre i residui organici della figlia (capelli, sangue e pelle) ad una serie di esami tossicologici. I risultati, diffusi pochi giorni fa tramite l’Examiner, avevano svelato un’alta concentrazione di metalli pesanti nel sangue di Brittany al momento della morte. Il referto che accompagnava i test non escludeva la possibilità che qualcuno avesse potuto somministrare alla protagonista di 8 Mile una sostanza intossicante.

Nelle ultime ore, però, è spuntata fuori un’altra teoria, avanzata questa volta dalle fonti di Page Six. Pare infatti che nelle settimane precedenti il decesso della Murphy, avvenuto il 20 dicembre 2009, a Los Angeles circolassero diverse partite di cocaina e crystal meth tagliate con veleno per topi. Che Brittany sia rimasta vittima di un vizio mai ammesso? D’altronde l’accusa di far uso di droghe macchiò gli ultimi anni di vita dell’attrice, con pettegolezzi e sospetti più volte finiti sulle pagine dei tabloid. Tuttavia l’autopsia del medico legale non riscontrò la presenza di alcun tipo di sostanza illegale nel corpo della vittima.

Ufficialmente, Brittany Murphy venne stroncata dalle complicanze di una polmonite unita all’abuso di farmaci regolarmente prescritti. Ma questo non impedirà a tabloid e blog di riaprire il caso. Almeno dal punto di vista mediatico.

Via | Page Six

Iscriviti alla nostra newsletter
Altro su Hollywood Leggi tutto