Nell’intervista a Panorama confessa di essersi commosso soltanto alla nascita del figlio Piero. Ammette che la perdita della moglie “sarebbe impossibile da curare” e rivela di trascorrere i Capodanni così:

Da cinque anni rimango a casa con mia moglie, vado a dormire alle 8 e mezza. Mi pare una conquista strepitosa.

Finiscono qui le dichiarazioni più credibili rilasciate da Paolo Villaggio. Perché poi ci sono una serie di rivelazioni e annunci clamorosi, che sembrano essere sempre sul filo della verosimiglianza. Così uno si chiede: l’attore 81enne racconta la verità o preferisce romanzarci un po’ su?
Per esempio, quando rivela che il suo migliore amico Fabrizio De Andrè non era propriamente il miglior difensore dei deboli, come invece tutti pensano:

Fingevamo di essere brave persone ma eravamo delle carogne. Da ragazzi tormentavamo due omosessuali, uno dichiarato e l’altro no. Li prendevamo a pietrate, solo per il gusto di farlo. Perfidia pura.

Ma il meglio (?) Villaggio lo offre quando racconta i costumi sessuali di Ugo Tognazzi:

È stato salvato dal caso. Un giorno, a Milano, incontra un travestito affascinante, viene colto da una curiosità tragica e decide di portarselo in hotel, vicino al Corriere della Sera. Mentre sta cercando di sodomizzarlo, per strada scoppia una bomba che Tognazzi interpreta come segnale divino. Da quel giorno la sua condotta è stata più lineare.

Clamoroso anche quanto rivelato riguardo Vittorio Gassman, definito da Villaggio “curioso”:

Quando si ritrovava a letto con una donna, come prima cosa cercava di asportarle un piccolo quadratino di pelle dal fondoschiena, usando un taglierino. Lo chiamavamo “il tassello di Gassman”. Sì, insomma, era un cannibale.

Infine, una sorta di autodafé. Villaggio, che da sempre si descrive come un uomo cinico e invidioso, dice di essere anche vigliacco, tremendamente vigliacco:

Davanti alla sfida fisica lo sono, in modo miserabile. Una volta mi trovavo ad Amsterdam, con Valeria Moriconi, per girare Quelle strane occasioni. Una sera in un bar le si avvicina un bestione di colore, un immigrato del Suriname, che le solleva la gonna chiedendo con un ringhio chi fosse il suo accompagnatore. Ho finto di non conoscerla. E mi sono fatto chiamare un taxi.

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