In una lunga intervista concessa a Il Fatto quotidiano, Lapo Elkann ha confessato alcuni episodi inediti della sua vita, anche molto dolorosi. L’imprenditore di Italia Independent e consulente della Ferrari ha raccontato la sua crescita umana, vissuta da uomo pubblico:

In Italia l’eccentricità non è ben accetta perché non sei incasellabile in una scatola. E io di essere messo in una scatola non ho voglia. Credo di averne il diritto. Io non sono solo una persona leggera, un imprenditore, il nipote di Gianni Agnelli o il figlio di Margherita. Sono tantissime altre cose. Ho le mie sfaccettature e i miei difetti,
ma forse la mia fortuna è che i miei difetti sono stati resi pubblici costringendomi ad affrontarli. Uno sforzo che mi ha reso più umano. Più libero.

Il riferimento implicito è ovviamente anche a quanto avvenuto nel 2005, quando il nipote di Gianni Agnelli finì in ospedale dopo aver fatto uso di cocaina e aver trascorso la notte con un trans provocando scandalo e clamore pubblico. Lapo ha rievocato i tempi della leva militare a Cuneo. In particolare ha svelato di essere venuto alle mani con un volontario di carriera che lo provocava chiamandolo “agnellino di merda”:

Sono uscito dalla mensa ed è finita a botte. Non dico che ho fatto bene, i pugni non sono mai una soluzione, ma da quel giorno mi hanno rispettato tutti. Non ero più solo il cognome o la mezza calza senza coraggio, ma Lapo. Il Capitano Valle però non era d’accordo e mi diede qualche giorno di camera di consegna.

Elkann, che ha iniziato la sua carriera come operaio metalmeccanico nella catena di montaggio della Piaggio di Pontedera – con uno pseudonimo – ha svelato quindi che da ragazzino “ero dislessico” e che quando era in collegio subì una violenza sessuale:

Da quando ho compiuto 13 anni ho vissuto cose dolorose che poi mi hanno creato grosse difficoltà nella vita. Cose capitate a me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici. Sessuali. Mi è accaduto, li ho subiti. Altre persone che hanno vissuto cose simili non sono riuscite ad affrontarle. Il mio migliore amico, che era in collegio con me per quasi 10 anni e ha vissuto quello che ho vissuto io, si è ammazzato un anno e mezzo fa.

Lapo ha spiegato di non averne mai parlato finora “perché voglio che questa storia serva a qualcuno”:

Sto pensando a una fondazione. Voglio aiutare chi ha passato quello che ho passato io. Parlare è giusto, ma facendo qualcosa di utile, di positivo.

Quindi i ricordi famigliari. A partire dallo zio Edoardo, il figlio di Gianni Agnelli scomparso nel 2000:

A mio zio penso molto spesso. Mi manca. Mi mancano anche tutti gli altri: mio nonno, Giovannino, Umberto, mio cugino Filippo, che se ne è appena andato. Tutti. Però Edoardo era una persona speciale. Atipica. Che ha vissuto una vita estremamente travagliata. Certe cose dure che ha vissuto, oggi le capisco ancora meglio di ieri. E ho sempre un grande dolore nel pensare che si sarebbe potuto fare di più. Che avremmo dovuto fare tutti di più.

Il rampollo di casa Agnelli, ormai 36enne, ha poi confessato che “da giovane volevo somigliare a mio nonno”. Il mito di Gianni Agnelli però non è stato vissuto in maniera positiva da colui che per anni è stato considerato – come ricordano Borromeo e Pagani nel pezzo – l’erede inconcludente, l’eterna promessa, il ragazzo selvaggio perso nell’apparenza:

Era il mio esempio, il mio modello. Pensavo esistesse solo lui. Poi ho capito che il nonno era il nonno e io sono solo io. È giusto così. Oggi non ho più nessuna voglia di essere come lui, il che non vuol dire che non lo rispetti. Però io sono diverso.

Elkann ha affrontato anche il tema del rapporto mai semplice con la madre, Margherita Agnelli:

Non è vero che non parlo con mia madre. Nei rapporti umani ci sono delle fasi. Succede con fratelli, amici, cugini e anche con i genitori.

Infine, il proposito di vita di Lapo, uomo che si dice pronto a mettere un po’ di ordine nella sua esistenza:

Per me farcela significa conquistare una vita normale e creare la mia famiglia, avere dei bambini. Non vedo la mia vita senza moglie e figli. Ho 36 anni, entro i 40 ci arrivo.

E per la figlia c’è già il nome pronto: Italia.

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