E’ un’Alda D’Eusanio distrutta e ancora provatissima, quella intervistata da Franco Di Mare oggi a La vita in diretta. La conduttrice era stata investita in pieno centro a Roma, nel gennaio 2012, riportando inizialmente gravi condizioni.

Mentre stava andando a fare la spesa in Corso Vittorio Emanuele, nell’incrocio tra Piazza Navona e Campo dei Fiori, alle 12.45, ha attraversato la strada poco fuori dalle strisce, ma accertandosi del semaforo rosso per le macchine. Un ragazzo con la motocicletta, uscendo da una strada laterale a tutta velocità, non l’ha vista perché era nascosta da un furgoncino e da un taxi appena fermato. Risultato? l’ha presa in pieno.

Ora è ancora qui a raccontarlo, ma se l’è vista brutta:

“Sono stata presa in pieno e sono partita per l’altro mondo subito. Sono andata in coma immediatamente. E su si sta proprio un incanto, non hai dolori, non hai nulla. La prima sensazione di quando sono tornata sulla terra è stato il dolore. Il coma è durato un mese, poi sono stata tre mesi in ospedale, poi sono stata un anno isolata. Non ho avuto fratture, ma ho avuto la frattura più grande in assoluto. Il cervello. Ho avuto cinque emorragie cerebrali. Mi sono rotta l’osso occipitale. E la cosa che senti è questo dolore forte ogni volta che ti lavi i capelli. Non puoi girare la testa sul cuscino. Mal di testa forte forte forte. La memoria. Non puoi più lavorare. La mia concentrazione può durare un limite di tempo. L’unica cosa che io ricordo è mio marito, quella è l’unica cosa”.

Un’Alda D’Eusanio vagamente confusa e molto vulnerabile ha, così, a stento trattenuto le lacrime in diretta su RaiUno. Franco Di Mare ha evitato di incalzarla ulteriormente, facendo partire un servizio.

Poco dopo la conduttrice ha ripreso animo e ha detto di essere stata messa sotto una seconda volta, poco più di un mese fa:

“Sono stata investita di nuovo da una bicicletta. Campo dei fiori che per me è il Triangolo delle Bermuda, ore 13, in pieno giorno. Mi si catapulta questa ragazza che continuava a scusarsi perché era al telefono. Tra un po’ finirò come la corazzata Potëmkin, sotto una carrozzella. Non vado neanche più al supermercato per la paura che un carrello mi investa”.

Infine, il suo appello accorato:

“Ci vuole giustizia. Le vittime della strada sono vittime tre volte. Di chi le investe, delle assicurazioni che ci mettono tempo per pagare e della legge”.

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