Eva Riccobono, modella e attrice scelta come madrina per la Settantesima Mostra del Cinema di Venezia avrà anche ammaliato il Lido con la sua algida bellezza ma di certo non ha convinto tutti. Le critiche più aspre nascono quasi sempre dallo stesso interrogativo: “Cosa diamine c’entra costei con il cinema?”. Per quanto la fanciulla dagli occhioni blu qualche film l’abbia girato c’è chi storce il naso e tra questi da oggi milita pure Selvaggia Lucarelli che boccia la stangona siciliana senza appello.

La tastiera più affilata del web non le manda a dire alla biondissima madrina della Mostra e si sfoga in un lungo stato Facebook esprimendo tutto il proprio disappunto. Nella sua arringa virtuale, l’ex moglie di Laerte Pappalardo comincia col dire che “la Riccobono è solo l’ennesima sciatteria” per passare ad ulteriori cordialità tipo “è una stampellona sorridente che l’altro ieri ha deciso di fare l’attrice e che noi premiamo così, sulla fiducia, alla faccia di chi il cinema lo fa per vocazione e istinti un po’ più nobili che “sto diventando vecchia per le passerelle”. Ma vediamo tutto il Lucarelli-pensiero:

Che siamo un paese piccolo, lo grida perfino la scelta della madrina del Festival di Venezia. Che non è una scelta scandalosa. E’ una scelta sciatta, che è peggio. Quella scandalosa era stata due anni fa, quando Ezio Greggio aprì la manifestazione con il suo irresistibile film parodia “Box office in 3d”. La Riccobono è solo l’ennesima sciatteria. Una stampellona sorridente che l’altro ieri ha deciso di fare l’attrice e che noi premiamo così, sulla fiducia, alla faccia di chi il cinema lo fa per vocazione e istinti un po’ più nobili che “sto diventando vecchia per le passerelle”. L’ennesima cosa che non meritiamo e che non merita il cinema, dove il brutto è sempre stato meglio che lo sciatto. Almeno il brutto ha una sua vitalità, lo massacrano e poi c’è sempre un Tarantino o un Marco Giusti a sdoganarlo. Lo sciatto se ne sta lì, accettato e indisturbato senza infastidire troppo, finchè poi non ti ci abitui e non ci fai più caso. Al massimo, se qualcuno lo fa notare, dici “Vabbè dai, c’è di peggio”. La Riccobono? Vabbè dai, c’è di peggio. Certo, c’è Manuela Arcuri. Ma che c’è di meglio finisci che te lo dimentichi. Guardavo Venezia, così bella nelle immagini di Sky stasera e pensavo che proprio lei, la città sull’acqua, tra scontrini folli, gondole impazzite e madrine inspiegabili, quest’estate è stata il simbolo di un paese che fa acqua da tutte le parti. Solo che il resto del paese, galleggia con meno poesia.

Quindi la Riccobono sarebbe una buona metafora per rappresentare la piccolezza dell’Italia che non pecca di bruttezza bensì di sciatteria. Sì ok ardite licenze poetiche a parte, c’è del vero in quanto sostiene Nostra Signora Lucarelli oppure si tratta solo di una boutade per far parlare di sé e della propria verve ironicamente distruttiva? Per capirlo dobbiamo semplicemente tornare alla domanda di partenza: “Che diamine c’entra la Riccobono col cinema?”. Scopriamolo:

La supermodella palermitan-tedesca, classe 1983, iniziò a sfilare a 19 anni divenendo una delle top italiane più pagate dello Stivale. E buon per lei. Nel 2008 esordì sul grande schermo diretta da Carlo Verdone nella pellicola Grande, Grosso e Verdone. Poi arrivarono E la chiamano estate di Paolo Franchi nel 2011 e, due anni dopo, Passione Sinistra di Marco Ponti. Quest’ultimo ruolo le valse il Premio Ciack d’Oro come Migliore Attrice non Protagonista e la candidatura ai Nastri d’Argento per la stessa categoria. Insomma, non stiamo parlando di una carriera decennale ma nemmeno dela bellona che può vantare solo ruoli in topless in qualche cinepanettone di casa nostra.

Poi ovvio che se la madrina dev’essere l’attrice più rappresentativa del cinema italiano, la scelta non è stata delle più felici. Ma la polemica sulla fanciulla a cui viene affidato questo ruolo è sempre il vero must di ogni edizione della Mostra. E quindi, anche in questo caso, siamo chiamati a decidere: team Lucarelli o team Riccobono? Una scelta che nel podio delle domande esistenziali più assillanti di sempre, perde il primo posto solo a causa del sempiterno interrogativo: “Fiori a Sanremo sì o fiori a Sanremo no?”. Da perderci il sonno.

[Foto: Facebook]

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