UPDATE 15.05Gabriele Muccino, con un lungo post pubblicato su Facebook (che, sì, resterà attiva), è tornato sul suo abbandono a Twitter. Il regista ha spiegato:

Sono stato realmente su Twitter a patire dal gennaio di quest’anno fino ad oggi. Non mi ci ero mai avvicinato prima per ignoranza del mezzo e perché non ne sentivo la necessità. Ma non volevo non comprendere tale enorme fenomeno, volevo conoscere quello che chiamiamo il futuro e ci appassiona e stimola e attira ogni giorno. Ma dopo questi mesi in cui ho cercato di condividere con foto, (come del resto faccio su FB) le mie passioni, riflessioni (certo, quanto possono essere significative in 140 caratteri, tali riflessioni?) estratti di film, frasi storiche, conoscenza del mio mondo, memoria storica del nostro passato andata perduta per la diseducazione che il nostro paese ha incontrato negli ultimi 25 anni, mettendomi per inesperienza e semplicemente anche per mancanza di quella forma comunicativa tanto sincopata, anche a nudo, a volte maldestramente, in piazza con le mie riflessioni, ho realizzato che Twitter assomiglia sì ad una piazza, ma medievale dove si celebravano le esecuzioni e torture col plauso della piazza urlante ed eccitata piuttosto che ad una agorà ateniese. È un mezzo che bisogna saper usare. Specie quando sei sotto la lente di ingrandimento.

In seguito, dopo aver citato “il mio amico Lorenzo Cherubini” che “è un maestro non solo nell’uso dei social” e dopo aver rivendicato che “numeri alla mano, con i soli due film americani la Ricerca della felicità e Sette anime, ho comunque raggiunto quasi 100 milioni di spettatori in giro per il mondo. E parlo solo di biglietti staccati alle casse dei cinema”, il fratello di Silvio ha ammesso:

Oggi, alle prese con Twitter, sono caduto anche a causa della mia impulsività vittima di gogne che mi hanno fatto interrogare sul perché mi sia voluto mettere di proposito su questo tavolo operatorio. Proprio io…quale bisogno ce n’era per uno che ama vivere nell’ombra come me?

Poi ancora critiche agli utenti che twittano:

Il popolo di Twitter, quando è sofisticato, non ha il tempo di esprimersi in 140 caratteri e quando è becero e volgare riflette l’Italia che i nostri politici hanno costruito e portato attraverso una televisione controllata e in grandissima parte assai lacunosa per quanto riguarda l’informazione nelle case degli italiani. Tra alcuni miei TW followers (non parlo nè di vip ma dell’esatto contrario) che mi dispiace aver dovuto lasciare – ma potranno raggiungermi, se vorranno -sulla mia pagina facebook – e in cui ho trovato semplicità, affinità ben lontane da quella piazza medievale che ho prima citato.

Infine, prima di chiudere ribadendo le critiche alla classe politica italiana (Berlusconi bocciato, Renzi approvato), una nuova accusa:

La maggioranza di coloro che ti “seguono” su twitter non hanno a cuore il tuo percorso umano. Non sanno spesso nemmeno chi sei a parte il nome che ti porti. Ti seguono per spiarti, per vederti inciampare e deriderti. Forse twitter è allora lo specchio di un’Italia che continua a fare sarcasmo e finta di niente mentre la nave affonda.

Dopo la lite con Silvio, Gabriele Muccino lascia Twitter

La domanda è: questo atto sancirà la fine della Muccinomachia, come qualcuno in modo geniale nella nostra redazione ha definito la lite in pubblico tra i fratelli Muccino?
Ci riferiamo alla decisione annunciata qualche ora fa dal più grande dei due: Gabriele lascia Twitter. Il tutto poche ore dopo aver affidato proprio ad alcuni tweet la replica (ovviamente, con la promessa ‘non voglio replicare’ puntualmente disattesa) alle dichiarazioni velenose del fratello Silvio.
Da quel momento in poi su Twitter la faida interna alla famiglia Muccino è diventato tema molto discusso, portando ovviamente i soliti idioti (e non) a rivolgere commenti poco gradevoli direttamente all’account del regista de La ricerca della felicità.
Naturalmente molti dei tweet sull’argomento rinfacciavano ai due fratelli il fatto più macroscopico della vicenda: aver raccontato dettagli privati in pubblico, invece che telefonarsi o scambiarsi mail private.
Dopo aver subito ore e ore di giudizi (ribadiamo – a volte oltre il buon gusto) non richiesti sui suoi problemi in famiglia, Gabriele così ha deciso di lasciare il social network a 140 caratteri (peraltro poco prima aveva scritto un altro tweet – chiedendo ai suoi followers di smetterla di commentare la vicenda – che però poi ha cancellato).

Per chi proprio non riuscisse a sopravvivere in Rete senza la presenza del Muccino grande ecco la rassicurazione: la sua pagina Facebook – quella dalla quale è nata la polemica con Carla Vangelista e con il fratello Silvio – dovrebbe rimanere regolarmente attiva. Il che a prima vista pare un controsenso visto che l’arena di Twitter tante differenze rispetto a quella ideata da Zuckerberg non sembra ne abbia, semplicemente perché gli utenti molto spesso sono gli stessi.

In ogni caso l’addio (annunciato, per ora) di Gabriele Muccino da Twitter segue quello di altre celebrità nostrane: da Fiorello (dopo il caso Urru – recentemente è tornato), a Enrico Mentana (dopo la gaffes sulla morte di Fibra), passando per Rudy Zerbi (anche lui recentemente tornato sui suoi passi).

La verità è che non so se siano meglio i vip permalosi che ‘questo non è il mio posto’ o quelli che usano Twitter come fosse un’agenda personale o – peggio – un ufficio stampa.

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