Caterina Balivo: "Terza a Miss Italia, ho pianto per anni"

Caterina Balivo si confessa a cuore aperto a Liberi Tutti

Caterina Balivo risponde alle domande di Liberi Tutti, inserto del Corriere della Sera. Fra successi professionali e vita famigliare, la conduttrice di Vieni da Me, abituata ad intervistare celebrità e gente comune, passa dall'altra parte della barricata e mostra lati inediti del suo carattere e della sua carriera.

Nel 1999, una giovanissima Caterina decise di prendere parte al concorso di Miss Italia, affrontando a soli 19 anni l'esperienza televisiva in totale autonomia:

I miei genitori? Non mi hanno osteggiato, né supportato. E' stato un capitolo fondamentale della mia carriera, voluto con tutta me stessa e ottenuto grazie alla mia sola forza di volontà; mia madre mi accompagnò solo alla tappa nazionale, per il resto ho fatto da sola, elemosionando passaggi per tornare a casa. Non ho vissuto la favola dell'agente che ti nota per strada: mi sono sempre sudata ogni cosa, ho faticato, ho sgomitato e mi sono imposta.

Nonostante l'assenza di supporto delle agenzie e della famiglia, la Balivo risuscì ad aggiudicarsi la medaglia di bronzo, conquistando il terzo posto nella classifica finale concorso, vinto da Manila Nazzaro:

Ho pianto per anni perché volevo vincere, ma la fascia andò a Manila Nazzaro che aveva i numeri per arrivare prima: alta un metro e ottanta, con degli occhi azzurri pazzeschi. Ma purtroppo ho un grande pregio, che poi è anche il mio peggior difetto: sono molto competitiva e questo significa che non ti godi mai nulla.

Tanto competitiva, quanto caparbia, anche se col tempo sta apprendendo che ogni tanto bisogna saper dire di no: gli impegni di lavoro, che l'hanno occupata sin dalla giovane età, non le hanno permesso infatti di concludere l'università.

Mi mancano 8 esami, perché feci la scelta più faticosa e meno conciliabile con il lavoro: rimanere iscritta a L'Orientale di Napoli, dove c'erano dei professori noti a livello internazionale. Ho sempre voluto essere la più bella, la più brava, ma a quasi 40 anni ho capito che su qualcosa bisogna mollare.

Dal 2007 al 2010 ha frequentato, anche in virtù di un repentino cambio di vita, uno psicologo, che tuttavia non è stato in grado di offrirle il supporto che stava cercando all'epoca:

Tre anni, dal 2007 al 2010, ma su di me non ha avuto grandi risultati. Mi rendeva ancor più intransigente. Poi ho incontrato mio marito ed ed è divenuto lui la mia analisi.
  • shares
  • Mail