Luciano Moggi: "Maradona indiscutibile atleta, ma come uomo lasciava a desiderare"

Intervistato da Peter Gomez a La Confessione, l'ex procuratore Moggi ha parlato di Calciopoli, dei suoi rapporti con Maradona, e di "quelle escort di Torino 1991"

Effettivamente scomparso dalla televisione da un po' di tempo, torna a parlare della sua carriera, del suo calcio ma anche del calcio di oggi, Luciano Moggi. Intervistato da Peter Gomez a La Confessione, ieri sera in onda sul Nove, è tornato ai tempi di Calciopoli, prima di raccontare anche del suo difficile rapporto con niente meno che Maradona.

"Negli anni mi hanno accusato di far tante cose, tra cui quella di parlar con gli arbitri per decidere a tavolino le partite. Checché se ne dica, io mi dissocio completamente dal fatto. Anche Berlusconi un giorno andò ospite in un programma di Rai 2 dicendo "Noi sapevamo delle macchine Fiat" (che, secondo il tribunale giudiziario, venivano regalate agli arbitri in cambio della vittoria dei match, ndr). La verità è che fece una battuta di cattivo gusto che non capì nessuno, e che non fece ridere. Probabilmente voleva così evitare di parlare della caduta radicale del suo partito, che stava colando a picco".

E quando Gomez gli domanda dei fatti di Torino 1991, dove si dice che fu lo stesso Moggi a pagare delle escort per gli arbitri che avrebbero poi giudicato le sue partite, risponde: "Io assumevo delle ragazze brave con le lingue, che parlavano inglese, francese, tedesco e russo. Se poi tra loro accadeva altro, saranno fatti loro". Insomma, una negazione continua come se di fatto Calciopoli non fosse mai esistito, ma esiste però la giustizia sportiva: "Infatti anche la giustizia sportiva mi ha dichiarato estraneo ai fatti" specifica Moggi, prima che Gomez lo corregga: "Non l'ha considerata estranea ai fatti ma non poteva giudicarla perché quelle cose dovevano esser giudicare dalla UEFA, mentre loro giudicavano solo il CONI". 

Si distendono i toni quando si cambia argomento e si passa ai rapporti interpersonali che intercorrevano tra Luciano Moggi e i suoi giocatori, tornando in particolar modo a quando Moggi era procuratore del Napoli:

"Maradona è stato il più grande giocatore del mondo, ma i suoi problemi con la droga l'hanno distrutto. Noi abbiamo conosciuto due Maradona: quello che per le prime due ore si dimostrava una persona eccezionale, molto generosa ed altruista, e quello che quando prendeva confidenza si trasformava completamente, diventando un uomo... Che lasciava a desiderare. Era difficile da portare in campo, ma quando entrava in campo poteva vincere la partita da solo, e poi era impossibile portarlo fuori. Ho avuto tanti scontri con lui, ma lui come calciatore era comunque il numero uno"

L'aneddoto sul rapporto Moggi-Maradona non tarda ad arrivare:

"Erano i quarti di finale di Coppa dei Campioni. Partivamo il lunedì per Mosca e il ritrovo della squadra era previsto per le 14. Ovviamente all'orario prestabilito si era presentata tutta la squadra del Napoli al completo, ma mancava Maradona. Volevano mandare il dottore sportivo a fargli visita a casa ma dissi: 'Lasciate che a casa sua ci vada io'. Ancor prima di arrivare, chiamai la famiglia di Maradona e la moglie: 'Evitate di raggiungerci a Mosca perché stavolta lui non gioca. Non entrerà in campo'. Una volta arrivato a casa sua, come immaginavo, scoprii che stava dormendo, e anche a lui dissi di non partire per la Russia perché tanto non avrebbe giocato. All'aeroporto incontrai i giornalisti sportivi pronti ad attenderci, e anche a loro comunicai che Maradona non ci sarebbe stato. Ovviamente, arrivammo a Mosca, iniziammo con il ritiro, e ad un giorno esatto dalla partita, con il suo elicottero personale, vedemmo atterrare Maradona. Io stavo facendo mangiare la squadra, ma chiamai immediatamente tutti a raccolta, Presidente compreso, e comunicai le mie dimissioni: 'Se se ne va Maradona dal Napoli scoppia la guerra, se me ne vado io non se ne accorge nessuno. Trovatevi un nuovo procuratore'".

Moggi

però si vendicò durante la partita: "Gli feci patire un freddo incredibile, lo lasciai in panchina per tutto il tempo così non potette in nessun modo riscaldarsi. Era diventato addirittura bianco da quanto freddo avesse addosso. Lo misi in campo gli ultimi cinque minuti".

Smentita da Moggi anche la leggenda che vorrebbe Maradona la mente della formazione della squadra del Napoli prima di ogni partita: "Questo non è assolutamente vero, dico assolutamente di no a questa menzogna, anche perché il capo dello spogliatoio non era affatto Maradona, era Bagni. Maradona era il numero uno in campo ma per il resto non era serio, era un gran giocherellone, la squadra fuori dal campo non si fidava di lui". 

E a proposito del problema cocaina: "Era difficile ipotizzare che la cosa fosse vera. Tutti a Napoli dicevano che Maradona ne facesse uso, ma non riuscivamo a provarlo. Da quel che so, esagerava con la cocaina ogni domenica, dopo la partita. L'importante è che arrivasse al giovedì pulito, anche se poi i controlli non erano sempre quel giorno. Il Presidente ha dichiarato che in caso di 'problemi' a Maradona si dava la provetta con l'urina di un altro, ma sono dichiarazioni sue, io non ne so niente. I rapporti con la Camorra? Cosa facesse nella sua vita privata non lo voglio sapere, ma nella società la Camorra per noi non contava un bel niente".

Lancia una stoccata finale Moggi, forse quasi a voler dire che quella volta lo zampino ce lo mise proprio lui: "Quel che è certo è soltanto che il 1 aprile io mi congedai. Non ero più procuratore del Napoli, e alla partita successiva, contro il Bari, ho incontrato un'ultima volta la squadra per chiedere se fossero tutti a posto, ossia se stessero tutti bene, senza infortuni o altro. Il giorno dopo Maradona venne preso dall'antidoping per cocaina.".

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