Kasia Smutniak: "In Italia non c'è odio razziale"

Kasia Smutniak fermamente convinta che l'Italia non sia un Paese razzista ma assai accogliente

L’attrice Kasia Smutniak sarà al cinema dal 22 novembre con “La prima pietra”, in cui interpreta una mamma musulmana alle prese con lo scontro tra culture; nel numero in edicola questa settimana racconta a Grazia come ha costruito una carriera e una famiglia in un Paese che non era il suo.

«Io sono straniera. E rivendico con orgoglio le mie origini. Gli amici mi chiamano “la polacca” perché sono disciplinata, puntuale, un po’ rigida mentalmente. Qui vivo ancora da straniera, ma quando torno a trovare i miei, mi sento a tutti gli effetti italiana. Ho vissuto in tanti Paesi, mi considero un po’ zingara, ma di un fatto sono certa: in Italia non c’è odio razziale, anche se qualcuno vorrebbe convincerci del contrario. I problemi semmai sono altri. Qui sono stata accolta a braccia aperte quando la Polonia non faceva ancora parte dell’Unione europea e io, per rinnovare il permesso di soggiorno, dovevo mettermi in fila alle cinque del mattino.»

Ha aggiunto:

«Non ho mai inseguito il successo. Non ho puntato sulla carriera nemmeno all’inizio, figuriamoci ora che ho scelto di formare una famiglia. La vita viene prima del cinema e, per correre dietro ai film, non avrei mai accettato di sballottare i miei figli da un posto all’altro».

Kasia ha due figli, Sophie, nata dalla relazione con l’attore Pietro Taricone (scomparso nel 2010 in un incidente di paracadute) e Leone, nato dal legame con Domenico Procacci, suo attuale compagno.

«Li sto educando in maniera paritaria sotto tutti i punti di vista. Non voglio che Leone si senta privilegiato per il semplice fatto di essere un maschio. Non insegnerò mai a Sophie a vestirsi in modo castigato solo per sopravvivere in una società dominata dagli uomini. Sto provando a trasmettere a entrambi, nella stessa misura, il desiderio di essere se stessi, il rispetto degli altri, l’importanza dell’amore. Mia figlia deve sentirsi libera di mettere la minigonna senza temere di essere importunata».

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