Nesli: "Fabri Fibra? E' un ingrato, ho imparato a odiarlo. Non sono più il 'fratello di', ora pare sia il contrario"

Fratelli che non si parlano da dieci anni: cosa è successo fra Nesli e Fabri Fibra?

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"L'infelicità e l'inquietudine sono la benzina per scrivere". Nesli, sentite le perle che scrive, deve avene parecchia di infelicità ed inquietudine. "Sono complicato, faticoso. Tutt'altro che socievole", ammette in un'intervista rilasciata a Lavinia Farnese su Vanity Fair. Il cantautore, ex rapper, torna a parlare anche del burrascoso rapporto con il fratello Fabri Fibra.

I celebri "fratelli bandiera" non si vedono né si parlano da dieci anni. "Finalmente non sono più 'il fratello di'. Anzi, pare capiti che gliela buttino là al contrario. È il contrappasso che aspettavo [...] Badi, io lui non lo odiavo, ho imparato a odiarlo. Non parlarsi per una rottura, in famiglia, è un’anomalia. Figurarsi nella nostra, dove facevamo pure lo stesso pubblico lavoro", racconta Nesli.

Ma cosa è successo, una volta per tutte? Francesco Tarducci la prende alla larga: "Avevo 16 anni, ero un teppistello, e un giorno in scooter con dei miei amici mi sono ritrovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il posto era la campagna di provincia, intorno a Senigallia. Il momento era avere una Calibro 22 in mano e non saperla maneggiare. Esplode un colpo. Prende in pieno un mio amico. La pallottola diventa una biglia, il suo corpo un ipper: da sotto l’ascella va al torace, passa in una costola, buca un polmone e il rene, s’inla nella vescica. Quel ragazzo rischia di morire, sta un mese e mezzo in ospedale, si salva. Finisco sotto processo, nessuna conseguenza, era stato un incidente. Mia mamma mi dice: 'Stattene un po’ buono, vai in garage con tuo fratello'".

Quindi? "All'epoca lui faceva freestyle con un dj. Stare lì a guardare mi annoiava. Allora prendo in mano il microfono, e comincio anche io. Prendiamo treni, suoniamo nei locali. Poi Fabri decide di partire per l’Inghilterra: la musica era un hobby, meglio imparare l’inglese". Lui, però, voleva produrre musica: "Così tiro su uno studio, mi faccio insegnare come si fa. Ci chiama la Universal. Siamo in due. Poi qualcosa inizia a non andare. Per loro ero un accessorio, l’eterno secondo. Eppure, se non fosse stato per me, Fabri Fibra starebbe ancora a montare i tappi alle penne in Inghilterra. Sono stato io a creare gli album Ego e Home. Io a inventarmi il suono di Mr. Simpatia. I suoi primi successi. Quando lui torna da Londra per registrare, iniziamo a guardarci diversi, la bolla scoppia, e capiamo che stiamo combattendo una guerra su due fronti: lui su quelle basi musicali sparava a zero con un gusto morboso e una cattiveria gratuita, io ambivo al positivo, al lato buono che c’è, a costruire una carriera sana da professionisti, non sulla pelle dei cadaveri. Un parente che fa la tua stessa cosa con la stessa etichetta, se funziona, è un problema".

Allora Nesli decide di mollare il management comune, lascia la Sony e Fibra è "da subito poco rispettoso": "Cala il silenzio, che insieme all’ostruzionismo è una chiara dichiarazione d’intenti. Prende a collaborare con qualsiasi emergente, il mondo che detestava di colpo diventa friendly. Mi rinnega, mi ripaga a indierenza, come fossi il suo peggior nemico. Già con Applausi per Fibra (singolo di Fibra, del 2006, ndr) non eravamo più né soci né amici né fratelli. Estranei, che non si devono incontrare. Nelle interviste quando gli chiedono di me butta lì due o tre paroline, che stanno sempre per: 'Scrive bene, ma qui siamo in serie A, non tiriamo fuori la C'".

Vorrebbe dirgli, prosegue il Tardelli cantautore, "che è un ingrato. Saremmo potuti essere una bellissima storia italiana". Possibilità di riavvicinamento "ne ha avute": "L’ultima: decennale di Tradimento (album del 2006, ndr), mi fa scrivere dall’editore di Universal per chiedermi dei pezzi. Ho risposto: 'Se vuole gli inediti, che me li chieda lui'. Niente. E allora ognuno per la sua via".

La loro madre "Ormai si è abituata e ha rinunciato al sogno di una riconciliazione, di un Natale tutti insieme. Vive anche lei nell’assenza di Fabri. Mio padre ha quasi 90 anni. Ho avuto questa visione: noi, al suo funerale. Succederà lì. Sarà quel giorno a chiudere i conti. Li pagheremo tutti. Capiremo che non è vero che c’è sempre tempo".

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