Enrico Lucci: "Silvio Berlusconi è tra i più simpatici di sempre"

Enrico Lucci compie 52 anni. E si racconta al Fatto Quotidiano.

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Il 17 febbraio Enrico Lucci compirà 52 anni. Festeggerà con una "festa parca. Un po' perché sono diventato monogamo, un po’ perché ho pochi amici – tre in tutto – un po’ perché anche se ne avessi tanti scapperei. Sò pigro da morì. Mi piace lavorare di domenica, quando gli altri riposano. L’ho sempre fatto, anche quando trafficavo da cameriere o da barista". Tante sono le cose fatte in questi 52 anni.

Ha iniziato a fare tv "con un servizio sulla situazione industriale di Pomezia". Ma il suo sogno era "andare a Roma", "anche a fare lo spazzino. Roma era l’immensità, il sogno, la fica". Quindi è diventato uno degli inviati storici de Le Iene. Ha realizzato 900 servizi per la squadra di Davide Parenti. "Mi sono divertito e annoiato, ho litigato, fatto pace e sono sceso anche a compromessi perché niente è immobile e ogni cosa va conquistata. La libertà non te la regala nessuno e io sono contro l’idea della purezza. Di ogni purezza. Bisogna sforzarsi di capire, cercare la sintesi nelle cose", confida al giornalista Malcom Pagani sul Fatto Quotidiano.

Le Iene, quindi Mediaset, significava lavorare per Silvio Berlusconi. Non proprio il sogno di un 'comunista': "Ho lavorato per Mediaset, non per Forza Italia. Che me fregava di che pensava politicamente Berlusconi? A fà i comunisti con i soldi pubblici di RaiTre sò buoni tutti. Un comunista doveva lavorare nella tv commerciale, non nel salottino di nicchia. A Mediaset, tra Freccero, Giovalli, Gori e Ricci, di gente di sinistra ne arrivò tanta. Berlusconi? Un imprenditore strepitoso che capì con 30 anni di anticipo dove stava andando la società italiana mentre quelli di sinistra presenziavano ai cocktail. Un visionario e un pessimo politico. Ma questa è un’altra storia [...] E' tra i più simpatici di sempre. Lo vedi e capisci perché tra mille stronzi supponenti e conformisti di sinistra, qualcuno alla fine si sia buttato a destra".

E' stato anche "il primo della stirpe dei Lucci a laurearsi":

"Però non voglio neanche fà la retorica delle umili origini. Quelli che attaccano con la storia che sò venuti su dal nulla sono insopportabili. ‘Sta pippa dell’estrazione popolare è diffusissima e sta a diventà una piaga. Detesto quelli che ti spiattellano le difficoltà economiche di ieri almeno quanto i finti intellettuali che si vergognano della villa regalata loro da papà. Detesto la falsità di chi indossa una maschera per sembrare qualcosa che non è. Se tuo padre t’ha regalato la villa, goditela. Non fare il coglione e non ci tormentare con i sensi di colpa.

A quell'epoca Lucci voleva "far parte di qualcosa, partecipare a un movimento, essere invitato alle feste, scoparmi tutte le ragazze che incontravo nelle assemblee e nei collettivi studenteschi. Per gli studenti impegnati ero soltanto quello che parlava strano, un personaggio folkloristico, uno che li faceva ridere. Per gente così, dirsi di sinistra equivaleva ad andare in vacanza a Capalbio, la Porto Cervo rossa, la stessa faccia di una medaglia dai lati identici. Almeno a Porto Cervo c’è bella fica, depilata bene, sistemata bene".

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