Scialpi: "Ho conosciuto Roberto grazie a Facebook"

Scialpi racconta il primo incontro con Roberto Blasi: dopo l'approccio su Facebook, l'incontro e il colpo di fulmine.

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Giovanni Scialpi e Roberto Blasi, dopo sei anni di convivenza, si sono detti sì a fine agosto, con un matrimonio low profile a New York. La coppia, intanto, aveva già preso parte alle registrazioni di Pechino Express, e l'abbiamo vista dover salutare l'adventure game di Rai 2 la settimana scorsa.

Se ormai del matrimonio di Scialpi e Roberto sappiamo tutto, grazie alle numerose interviste rilasciate sull'argomento, sappiamo meno della loro vita insieme precedente al grande evento, di come si sono conosciuti e innamorati. Ma ci pensa il settimanale Visto a colmare questa lacuna, con un'intervista al cantante, che rivela di aver incontrato la sua anima gemella grazie a un social network:

Facebook è stato galeotto, come succede nelle storie moderne. Io non amavo molto Facebook, poi un giorno un mio amico mi convinse e mi aprì un profilo. Pubblicai una mia foto dov'ero ritratto con in braccio un orsacchiotto di peluche. Scrissi: "Vorrei sostituire questo pupazzo con un amore vero".

Dopo quella foto, la svolta:

Mi arrivo un messaggio privato. Diceva: "Smetti di cercare perché l'hai trovato, sono io", seguiva la firma, Roby. Pensai fosse il solito mitomane, poi decisi di stare al gioco: "Prima di diventare l'uomo della mia vita, dovremmo cominciare a conoscerci", gli risposi. Ci incontrammo il giorno seguente, approfittando del fatto che lui era a Roma. Quando ci stringemmo la mano fu una scossa, una scintilla. Andammo a passeggiare a Villa Borghese. Ad un tratto lui mi baciò e io risposi con passione. Lui partì, ma il rapporto non ne risentì. Dopo neanche un anno eravamo andati a convivere. Devo proprio dire che Facebook mi ha cambiato la vita.

A sei anni dal quel giorno, i due sono addirittura sposati, anche se - rivela Giovanni - al momento un figlio non è nei loro progetti:

Nelle coppie etero, il padre dà il senso di imprinting e la madre quello della maternità: due papà raddoppierebbero l'imprinting. Potremmo ipotizzare un figlio nato da un utero in affitto, ma per ora non ci pensiamo. La cosa più importante per noi è far constatare che può esistere una condizione familiare e sociale come la nostra. Il nostro progetto di famiglia ora aspetta d'essere riconosciuto anche in Italia: ci arriveremo, anche se da buoni ultimi.

Avrà ragione lui?

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