Joe Bastianich presenta la famiglia: "Io mi ritengo cool, loro mi danno del loser"

Bastianich parla dei tre figli e della moglie Deanna.

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In tv siamo abituati a vederlo nel ruolo di cattivo come giudice di MasterChef, cooking show di SkyUno. Della carriera prestigiosa dell'imprenditore Joe Bastianich sappiamo molto, del suo privato e della sua splendida famiglia, invece, un po' meno.

Stavolta, intervistato dal settimanale Gente, l'italo-americano ha parlato proprio di loro, della moglie Deanna e dei tre figli 'americani' Olivia (16 anni), Ethan (13 anni) e Miles (15 anni):

Ethan mi segue sul set e si mette in cuffia con gli assistenti di produzione. E' curioso, indipendente, sta bene da solo e si muove anche con me. Forse è il più italiano dei tre. Con il fratello ha un rapporto di amore-odio, litigano spesso. Miles ha 15 anni: è sportivo, un vero atleta, bravissimo a calcio. Olivia? Per me resta ancora un po' un mistero. E' meditativa, le donne sono più difficili da capire. E' all'ultimo anno delle superiori, guida, è fidanzata.

Vien spontaneo chiedersi se il Bastianich papà, che ha investito con un ristorante e un B&B a nel suo paese natale in Friuli (Orsone), sia severo come il Bastianich che vediamo in tv:

Mia madre era fissata con i voti a scuola, io no. Credo contino più i viaggi, le esperienze, la curiosità, il coraggio di osare, di sperimentare la solitudine. Voglio che conoscano una realtà diversa da quella di Manhattan che oggi, nella sua perfezione, è un parco dei divertimenti per stranieri milionari. In Italia vengono due volte l'anno, in Trentino dove andiamo a sciare e qui a Orsone. Come tutti gli adolescenti stanno vivendo un periodo di ribellione e preferiscono stare lontano dai genitori. Io mi ritengo cool, invece loro mi danno del loser. Ma come può essere?

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Se son venuti su così bene i tre ragazzi è merito anche della mamma, Deanna, di cui dice:

Deanna è straordinaria, molto paziente. Riservata. Abbiamo festeggiato vent'anni di matrimonio a febbraio, a Parigi, la nostra città. Ci andavamo anche quando avevamo poca disponibilità. E mentre io fondavo il primo ristorante a New York, lei già lavorava e mi dava i soldi per sigarette e taxi.

Vien proprio da dire "Che bella famiglia"!

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