Olimpiadi Londra 2012 - Josefa Idem, campionessa per amore

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Josefa Idem ci ha fatto sognare martedì portando in scena tutto l'orgoglio e la determinazione di una vera atleta che sa unire il rigore e il cuore in una pagaia, e oggi siamo tutti in attesa che scenda in acqua con la sua canoa per la finale dei 500 metri alle Olimpiadi di Londra 2012. Così abbiamo deciso di dedicarle un post che risponda alla domanda: "Ma chi è davvero Josefa Idem Guerrini?"

----> UPDATE ore 11.20: Josefa Idem ha lottato fino alla fine per il terzo posto e ha chiuso al quinto. 47 anni. 8 Olimpiadi. Chapeau.

----> UPDATE ore 11.41: ha appena commentato su Raidue "E' stato bello sognare assieme. Il motto di questa Olimpiade è "Inspire generation" e sicuramente molti hanno ispirato le generazioni dei giovani, ma io credo di aver dato un messaggio alla mia generazione, quella che ha 40-50 anni, si vede crescere la pancetta e non sempre ha la forza di mettersi in gioco: non è mai troppo tardi, si può fare". Ari-giù il cappello.

Josefa, anzi Sefi, come la nostra campionessa ama farsi chiamare, è nata a Goch (Germania, vicino Düsseldorf) il 23 settembre 1964, e ha iniziato a pagaiare a undici anni. La prima Olimpiade arriva a vent'anni, è quella di Los Angeles, ed è il 1984. Ed è subito bronzo nel k2500 (i 500 metri percorsi in una canoa a due posti). Per chi appartiene alla mia generazione, per dire, Josefa Idem è arrivata alle Olimpiadi prima di Mila e Shiro. E infatti subito dopo arrivano le Olimpiadi di Seoul, l'ultimo posto (in finale) e la scelta di trasferirsi in Italia. E' l'inizio di una lunga storia d'amore, anzi due: una col marito Guglielmo Guerrini, l'altra con le Olimpiadi da italiana. Lei lo racconta così:

"Nella finale Olimpica del K1 500mt, a Seul 1988 sono finita ultima. (Sempre con la Germania Ovest) Come spesso accade in situazioni assai cariche di negativo, non sono riuscita a reggere la pressione. Un mare di lacrime, tanta delusione e dopo circa dieci giorni la consapevolezza che non era cambiato niente, furono i momenti che seguirono. Ero rimasta la stessa di prima, con gli stessi pregi e gli stessi difetti. Il mondo ha continuato a girare e quasi nessuno si è accorto del mio fallimento..."

I "fallimenti", se così si possono chiamare, finiscono qui: nel 1989 il rapporto "allenatore-sportiva" con Guerrini si trasforma in amore, nel 1990 i due si sposano e Josefa inizia immediatamente a gareggiare con i colori italiani (vincendo l'oro nel k1500, la stessa gara di oggi), nel 1992 è quarta a Barcellona (e le sembra un dramma, ma per reazione decide di concludere gli studi e prende la maturità linguistica), nel 1995 diventa mamma per la prima volta, chiama il pupo Janek (è quello nella foto qui sopra) e se lo porta in giro ovunque ("Janek...è stato lanciare un'ancora nel futuro"), nel 1996 arrivano le olimpiadi di Atlanta ed è medaglia di Bronzo. 12 anni dopo Los Angeles, è l'inizio del periodo d'oro. E lo racconta così:

"Le Olimpiadi di Barcellona mi hanno comunque insegnato una cosa: se ti piace avere del successo prenditi cura della tua vita extrasportiva, in modo di avere tanti altri interessi ed affetti su cui appoggiarti; il successo così, perde d' importanza ed a mio avviso è l'unico modo per ottenerlo. Forte di questa convinzione decisi di recuperare la maturità scolastica, traguardo che avevo trascurata in favore dello sport. [...] Sono arrivata ad Atlanta 1996 in ottime condizioni fisiche ed ero comunque molto contenta di avere la possibilità di piena concentrazione [...] Era la seconda Olimpiade che ho preparata insieme a mio marito e con noi c'era anche nostro figlio Janek, nato appena da un anno. [...] Sono stata molto emozionata prima della finale. Pensavo a tutta la gente che avrebbe guardato la gara in tutto il mondo, vedevo tutti gli spettatori in tribuna (20.000 persone, per la cultura canoistica un vero avvenimento) ed ero orgogliosa di poter essere una protagonista in questo evento. [...]

La gara non è andata in modo ottimale, ma ho dato quel che ho potuto in quel singolo momento ed ero infinitamente felice di avere raggiunto quel che mi ero proposto quando ho ricominciato gli allenamenti dopo il parto: regalare una medaglia olimpica a mio marito, a mio figlio ed a tutti i tifosi che ci erano vicini. [...] Ho tenuto la medaglia al collo per almeno due ore e mi sembrava di camminare a mezzo metro di altezza da terra, questo bronzo per me valeva un oro. Valeva un oro perché frutto di 12 anni di impegno, pagato da noi (mio marito e io e per un pezzo della nostra gita in canoa anche Janek) con tanti sacrifici e tanti momenti di solitudine, che mi hanno portato ad acquisire una maturità e consapevolezza tale da riuscire a realizzare i miei sogni nel cassetto di atleta.

Poi è arrivata l'Olimpiadi di Sidney 2000... ed a Sidney Ho imparato a volare"

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Le medaglie successive sono la storia che tutti conosciamo, pubblica (Oro a Sidney, argento ad Atene e Pechino) e privata (nel 2003 arriva il secondo figlio, Jonas). E poi c'è la storia che non tutti conoscono: l'avventura in politica prima come assessore allo sport del comune di Ravenna (dal 2001 al 2007) e poi come responsabile Sport del PD in Emilia Romagna. Dell'impegno in politica ha detto:

""Ho deciso di entrare in politica perché pensavo, in questi anni,
di avere maturato competenze da mettere a disposizione della gente"

"Conoscere lo sport, può non significare essere un buon assessore,
occorre anche tanto amore per il territorio, per la gente
ed avere le idee chiare sulla missione"

"Polemizzare con e per i fatti serve a poco. Bisogna combattere le cause scatenanti.
Questo si chiama impegno politico"

Non è finita: dal febbraio 2007 è membro della Commissione Scientifica per la Vigilanza e il Controllo sul Doping per la tutela della Salute nelle Attività Sportive del Ministero della Salute (ieri di Alex Schwazer ha detto: "Quando me l'hanno detto ieri sono rimasta sotto choc per alcuni minuti, mi sono venute le lacrime. C'è grande tristezza, è un lutto per lo sport italiano. Ho un'immagine così bella di lui, è un ragazzo che si è tanto fatto voler bene, non so cosa lo abbia spinto, mi dispiace tantissimo che sia successo").

E ancora: sempre nel 2007 ha pubblicato la sua autobiografia: "Controcorrente" (edizioni Sperling & Kupfer). D'altronde suoi articoli come quello in favore delle atlete che diventano madri e andrebbero tutelate, non ostacolate, perché poi sono più forti, si possono leggere anche QUI, e dimostrano che nelle mani di Josefa non solo una pagaia ma anche una penna è un'arma formidabile.

E ancora: è testimonial di A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e ha prestato il proprio volto per la campagna per la Donazione di Organi della Regione Emilia-Romagna.

Per finire, un paio di frasi che riassumono molta della sua filosofia:

"Nello sport il gioco deve essere una costante.
Quando questa componente viene a mancare è ora di smettere"

"Motivazione: è cercare e riuscire ad abbattere le barriere mentali,
indagare ed abbattere i propri limiti, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio"

"Sacrificio lo sport? Sacrificio è non avere il pane ogni giorno,
non avere un tetto sopra il capo, lo sport è un grande impegno"

"Mi ritengo una persona fortunata per potere avere scelto un impegno che amo così tanto."

"Le sconfitte naturalmente bruciano, ma sono anche un'ottima opportunità
per imparare e fare meglio la volta dopo"

E Martedì, subito dopo la finale:

Venivo da due anni schifosi e avevo tanti brutti pensieri. Poi mi sono detta, sono tutte menate, ho letto che Jessica Rossi prima dell’oro aveva dormito sonni tranquilli e ho pensato: se ci riesce una ragazzina perché non posso farlo io che ho 48 anni? Così in acqua la mia canoa filava leggera, ho provato la stessa sensazione di quando avevo 15 anni …"

E adesso è ora di tifare per lei.

Foto TMnews

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