Vittorio Sgarbi: "Mio figlio? Mi pare stia bene, non si droga e non è omosessuale"

vittorio sgarbi

Dovremmo essere abituati alle uscite provocatorie e sopra le righe di Vittorio Sgarbi, ma quella che ho letto oggi sul settimanale Grazia è riuscita comunque a sorprendermi. Sgarbi parla di suo figlio Carlo, 24 anni, che lui ha riconosciuto solo quando aveva sette anni, dopo una lunga causa con sua madre, Patrizia Brenner. Del ragazzo dice:

"Un po' mi assomiglia. Anche se non ci siamo visti praticamente mai... Io lo avrei riconosciuto anche subito. Ma mia madre non voleva, si è messa in mezzo. Comunque, poi io, mio figlio, l'ho sempre mantenuto: davo a sua madre undici milioni di lire al mese. A dire la verità, speravo di cavarmela con cinque...".

Quando però Patrizia Brenner muore le cose cambiano:

"È morta dieci anni fa. Ho proposto a mio figlio di venire a vivere con me a Roma: gli avrei fatto da padre e da madre, lui avrebbe avuto una vita bellissima. E invece ha preferito starsene a Varese con un badante. Adesso mi accusa di non essermi imposto. Io non posso impormi con nessuno: sono un uomo libero... Io avrei fatto la mia vita comunque. Non credo nella paternità . I figli sono delle madri. È la natura a dirlo. Una donna per fare un figlio ci mette nove mesi, un uomo dieci minuti...".


Se credete di aver letto abbastanza, dovete ricredervi:

"Io chiedo, io pretendo che il tempo della paternità sia proporzionale al tempo del concepimento. Io sono contro l'aborto, sto sempre dalla parte della vita. Se una donna resta incinta, buon per lei. Basta che non mi chieda di fare il padre".

E per chiudere in bellezza l'intervista, alla domanda di quali siano oggi i rapporti con suo figlio, risponde:

"Mah. Mi pare che stia bene: non si droga, non è omosessuale."

Sì, avevo letto bene, ha paragonato la tossicodipendenza all'omosessualità:

"Sono tutte e due fonti di disagio sociale. E quindi di infelicità... E io sono liberissimo di fare e di dire quello che voglio".

Ecco, dopo aver letto questo credo proprio di poter chiudere il giornale...

Fonte: settimanale Grazia

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